Manu Chao



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Fonti: Ondarock.it e e articoli su "Musica! rock & altro"
Manu Chao nasce a Parigi il 21 giungo del 1961; sua madre è basca, di Bilbao, e suo padre è un repubblicano spagnolo, originario della Galizia, fuggito in Francia dopo l'arrivo di Franco al potere. Manu e suo fratello sono cresciuti in un ambiente di scrittori e di esuli politici; la loro casa di Sévres, periferia di Parigi, era frequentata da Violetta Parra e da Gabriel García Márquez. Manu Chao, fra il 1987 e il 1994 guida i Mano Negra, un gruppo francese di ispirazione anarchica che lancia il rock latino, in bilico tra punk, salsa e ritmi sudamericani, sovversivo, "encabronado", come lo definisce il loro leader. Dopo alcune avventurose esperienze ("El expresso de hielo", il treno di ghiaccio, che nel '93 ha attraversato a 25 all'ora tutta la Colombia) e dopo un ultimo disco, "Casa Babylon" del 1994, la band si scioglie "per esaurimento delle motivazioni originarie" - e, con lei, anche quella concezione musicale battezzata "patchanka", ardimentoso mélange di suoni da ogni parte del mondo.

Nel 1998 esce l'album d'esordio di Manu Chao, Clandestino, in cui prevalgono i ritmi messicani, brasiliani o afrocubani. Sono sedici canzoni (dodici in spagnolo, una in inglese, una in portoghese e due in francese), che raccontano tutti i suoi vagabondaggi in musica. Il tema del viaggio ricorre spesso, con particolare attenzione alle frontiere, come Gibilterra, tra Spagna e Maghreb, e Tijuana, il sogno americano di chi fugge dal Messico. La sua ricetta è chiara: musica meticcia, suonata con strumentisti di ogni razza e colore in ogni angolo del mondo, dal Cile al Senegal, da Cuba all'Italia nostra. Africa e Sudamerica, comunque, sono le sue mete preferite: "Lì il mondo è veramente mischiato come in un gigantesco laboratorio umano. Sembrano in ritardo su tutto, e invece sono avanti di centinaia di anni". "Clandestino" - oltre quattro milioni di copie vendute - ha conquistato il pubblico di tutto il mondo: un successo a metà tra il musicale e il politico, visto che Manu Chao è diventato anche una delle icone dei giovani del "popolo di Seattle".

Manu Chao tenta di bissare il colpo con il suo nuovo album: Proxima Estacion: Esperanza, la "continuazione", o, come lo ha definito lui, la "sorella" di "Clandestino". Diciassette canzoni che ripercorrono i capisaldi del suo repertorio, fatto di ritmi latini, digressioni pop e contaminazioni linguistiche. Tra le tracce, infatti, ce ne sono nove in spagnolo, due in inglese, una in francese, una in arabo ("Denia") e due in "portognolo", ovvero quel curioso ibrido di confine tra portoghese e spagnolo che Chao dice di sentire come la sua vera lingua. Più un brano in tutte le lingue insieme. Una vera Babele, insomma, che nasconde però una monotonia di fondo. C'è il singolo dal motivetto accattivante ma dal respiro corto ("Me gustas tu"), c'è un omaggio a Bob Marley ("Mr.Bobby"), e ritorna il motivo di "Bingo Bong" (uno dei pezzi forti di "Clandestino") con la voce di una rapper brasiliana che canta degli uomini ("Homens"). "Non avrei mai immaginato di poter fare un altro disco - ha ammesso candidamente lo stesso Manu Chao -. Con i soldi che ho guadagnato in questi anni, potrei vivere viaggiando fino alla fine dei miei giorni. Se sono tornato in studio vuol dire che avevo ancora delle cose da dire", ha precisato. D'altronde Manu Chao porta nella sua valigia un'infinità di influenze musicali. "Sono un campionatore umano - dice -. Assorbo tutto senza rendermene conto e poi tiro fuori le sonorità più diverse. Non so più dire da dove vengano di preciso, se dal Brasile, dal Venezuela o dal Senegal".

E la successiva avventura di Manu Chao porta il nome di una band nuova di zecca, Radio Bemba, della quale dice testualmente: "È un collettivo a geometria assolutamente variabile, visto che spazia da una persona sola - il sottoscritto - a trenta o quaranta musicisti di ogni genere e tipo, a seconda delle esigenze e delle ispirazioni del momento". Proprio con un settetto estrapolato dai Radio Bemba, Manu Chao ha partecipato a "Francamente me ne infischio", il programma di Adriano Celentano. E di quell'esperienza ora dice: "Io non vado mai in tivù, perché la televisione è un'enorme macchina di menzogne: è il background ideale di quanto affermo nella mia canzone "Mentira". Se dunque, per una volta, ho fatto uno strappo alla regola, è perché lì era presente il leggendario Compay Segundo, che per me è l'artista più importante del mondo. E sono felicissimo che ora cominci a godersi il trionfo che da sempre si merita grazie alla diffusione di 'Buena Vista Social Club': un disco molto onesto, molto bello emolto passionale. Che ha saputo riportare Cuba nel cuore di tutte le genti".

La sua immensa popolarità in America Latina lo ha reso una specie di santone, paladino dei poveri, riscossa dei diseredati: i messicani, i boliviani, i peruviani, i cileni, gli ecuadoriani, lo vedono come il messia con la chitarra, l'unico che potrebbe dar voce ai loro problemi, risolverli, persino. Ma il quarantenne Manu Chao si schermisce: "Sono solo un musicista, voglio divertirmi". La partecipazione al G8 di Genova è stata segnata dalla volontà di evitare ogni etichetta ("è esattamente ciò che non voglio. Non potranno etichettarmi perché sono uno piuttosto mobile e sfilerò ovunque nel corteo!"), ma anche dal la volontà di protesta contro quello che ha definito "un'associazione non democratica. Nessuna elezione, nessuna carica, solo l'accordo degli uomini più potenti, che rappresentano il 20% degli abitanti del mondo, per decidere le sorti di tutta l'umanità. Ho sentito che in America stanno pensando a modificare geneticamente il pollo, in modo che possa nasca con quattro ali, quelle che loro amano tanto mangiare fritte. Scusate, vorrei fermarmi prima".

Nel futuro, lo attende anche un progetto avveniristico, nato a Londra da una ricerca a fianco dei cyber-tecnologici Prodigy: "Voglio trasformare la techno da fredda, ipnotica musica da discoteca a ritmo di strada, con i tamburi, tra la gente". Un nuovo vagabondaggio tra le note per questo "campionatore umano" in perenne migrazione.

I testi di Manu Chao