Smells like Cobain spirit - di Zandro
"8 APRILE 1994: nella serra di casa sua, a Seattle, viene trovato il corpo di Kurt Cobain. Si è sparato tre giorni prima con un fucile calibro 20. Ha 27 anni. Muore il grunge, nasce un mito." Con queste parole il Rolling Stone (numero 5, marzo 2004) introduce sia il ricordo che Anthony De Curtis scrisse nel giugno del 1994, sia l'intervista di David Fricke apparsa il 27 gennaio 1994 sull'edizione statunitense della suddetta rivista.
Chi era Kurt Cobain? L'ennesima truffa del rock 'n' roll? L'inventore del grunge? O semplicemente un tossico? O semplicemente una vittima? Bruce Dickinson avrebbe voluto scrivere 'Lithium', mentre per Keith Richards, i Nirvana, erano il solito gruppo da 'moda del momento' ("Accendo la radio e dico: cos'è 'sto schifo? I Nirvana appunto").
Con una serie di pareri così contrastanti potrebbe essere un'impresa trovare una via di mezzo. Kurt Cobain, quello che non sa suonare, quello che scrive canzoni inutili, quello che sfrutta la sua immagine di drogato - alcolizzato - tossico, quello che imiti Perché non sai accordare una chitarra; ma anche quello che canta con il cuore, che sa entrare in sintonia con i tuoi sentimenti, che ti fa sballare, che ha segnato una decade (i '90), che ha portata una ventata di novità, che ha aperto le strade alla scena di Seattle.
Un paio di volte ho sostenuto 'pesanti' discussioni con i miei amici per sostenere l'onore dei Nirvana: una volta ad uno che ne parlava come una rockstar tutta 'panza e presenza' ho addirittura dato un calcio. Poco dopo cominciò ad ascoltarli anche lui. Ma ne è valsa la pena? Direi di no.
Oggi i Nirvana sono solo un bel ricordo del mio passato (finito tragicamente) e che raramente ripercorro e riscopro. Il rock (in senso lato) si è evoluto nelle più disparate direzioni e quel posto che ieri era dei Nirvana, oggi potrebbe essere di qualche altro (ma non picchierò nessuno, non vi preoccupate!). Ma a volte i dischi compatti e le vecchie cassette ritornano a girare e a produrre suoni (o rumori?). Io non riesco più ad ascoltare 'Smells like teen spirit'. Perché?
La risposta sembra arrivare dallo stesso Cobain, leggendo l'intervista pubblicata sulla rivista (Rolling Stone): "Si sono tutti fissati su quella canzone, anche Perché hanno visto il video un milione di volte. Gliel'hanno ficcata a forza nel cervello. Sono convinto di aver scritto molti altri pezzi altrettanto buoni, se non migliori, come 'Drain you', di cui, a differenza di 'Teen spirit', non mi stanco mai." Esatto! Ma io pensavo a cose tipo 'On a plain' o 'In utero' in generale. Infatti, poche righe dopo: "[i Pearl Jam] Non hanno deviato di un millimetro la loro rotta per sfidare il pubblico, come abbiamo fatto noi con 'In utero'.".
L'intervista è veramente interessante, leggetela se ve ne frega minimamente qualcosa sull'argomento. Contine un paio di curiosità ('Teen spirit' è uno scopiazzamento dei Pixies?!?), ma soprattutto la voce di un uomo. O la voce di quel pover uomo che credo fosse Cobain. Un uomo solo, disperato e sofferente, ma soprattutto sincero. E onesto, direi: "Fossi stato furbo, avrei tenuto da parte un sacco di canzoni finite su Nevermind e le avrei distribuite su un arco di 15 anni. Ma proprio non ce la faccio. Tutti i miei album preferiti sono dischi con una grande canzone dietro l'altra."
È questo che avrei voluto far capire a chi lo giudicava come un propagatore di mode effimere e a buon mercato. Questo è quello che ne hanno fatto i media ma non è la realtà. Dopotutto il suo rapporto con i mezzi di comunicazione e con il successo è stato uno dei mattoni che, unito agli altri, ha contribuito a creare quel muro immaginario che appartiene all' immaginario rock collettivo.
"Questo è il tour che mi sto godendo di più. Ma non Perché suoniamo in posti più grandi o Perché la gente ci lecca il culo. Semplicemente il mio stomaco non mi dà più fastidio. Sto mangiando di gusto ed è una sensazione bellissima."
Poi ad un certo punto, come un colpo d'ascia, arriva la domanda fatidica: "Ma hai mai pensato di suicidarti per angoscia, dolore o rabbia?" La risposta è schietta: "Per i cinque anni dei miei problemi allo stomaco ho desiderato ammazzarmi ogni santo giorno. Diverse volte ci sono arrivato a un pelo. È la pura verità. A volte me ne stavo disteso sul pavimento a vomitare aria Perché non riuscivo a trattenere neppure l'acqua. E 20 minuti dopo dovevo salire sul palco a suonare. Cantavo e sputavo sangue. Adoro suonare, ma c'era qualcosa che non andava. Così o deciso di farmi curare."
Emerge comunque il ritratto di un uomo che vive il momento, quel particolare periodo della sua vita con una certa consapevolezza della sua fine. Naturalmente artistica: "Mi è impossibile assicurare oggi che fra dieci anni riuscirò ancora a suonare canzoni dei Nirvana. Non so per quanto tempo riuscirò a gridare a pieni polmoni tutte le sere [...] Non ho alcuna intenzione di cambiare le mie canzoni per adattarle alla mia età (ride) [...] Non credo che il gruppo durerà un altro paio di album, a meno che non ci mettiamo a sperimentare seriamente." L'ultima affermazione lascerebbe delle speranze, ma si tratta ormai di fuochi fatui.
"Grunge è un termine ingombrante quanto new wave."
E che dire, poi, della 'vedova allegra'? Certo devo dire che, a parte gli inizi, non mi è stata mai particolarmente simpatica, ma c'era davvero bisogno di gridare "Scemo! Scemo!" durante la lettura dell'ultima lettera di Kurt, durante la veglia a lui dedicata? Mi sembra di sentire Trent Reznor che in 'Starfucker Inc' le canta:"You're so vain..." Anche la signora Love è stata un mattone nel muro? Meglio lasciarla perdere...
'Goodbye cruel world' cantava quel famoso gruppo inglese. Chissà se lui stava pensando a quel brano. Pink falliva nel suo intento, ma Kurt no. È andato fino in fondo. Ha fatto centro.
"Sotto questa chiara ambivalenza che Cobain aveva nei confronti della vita c'era un fulcro di bruciante positività che non si è espresso nella sua triste esistenza, e neanche nel modo penoso in cui se n'è andato, ma nella vastissima influenza che lui ha avuto sugli altri, sul suo pubblico." (da Rockstar di giugno 1994)
Non credo di aver aggiunto nulla di nuovo al già noto, ma volevo solo scrivere due parole (ho esagerato?) sull'argomento, alla luce di questi articoli che ho letto e di quelli che ho ri-letto. Volevo ricordare l'anniversario in maniera un po' particolare: ma soprattutto volevo scrivere qualcosa su di lui, illudendomi di essere uno di quei giornalisti della stampa specializzata che scrivono su quelle riviste che io stesso leggo o compro.
Nell'articolo apparso sul già citato Rockstar, Gina Arnold,avendo saputo la notizia, forse per smorzare la paura, aveva esclamato: "Magari è Beck". Non credo che sarebbe stato meglio. Dopotutto era un destino già scritto per lui, un destino tipicamente romantico (nel senso letterario del termine) per un uomo che ha posto fine al suo mal di vivere. Ed è stato questo che ho pensato quando mia madre mi ha dato la notizia 'di quel cantante che si è ammazzato', anche se l'ho fatto più per incredulità. "Ce l'ha fatta, si è liberato della sua sofferenza.".
'Smells like teen spirit' aveva mandato in cassa integrazione tutti quei metallari che campavano di lacca e top model, dando inizio agli anni '90. Direi che il nu metal ne ha decretato la fine, come si evince dall'immagine del volto di Kurt tatuata sul petto di Fred Durst. Anche se io preferisco di gran lunga la faccina a fumetti di Cobain che allegramente si punta la pistola alla tempia, con sotto la scritta:"Grunge is dead". Lo so è molto cinica, ma almeno fa ridere. Anche lui avrebbe riso, no?
"Dis-grunged!" (conclusione della recensione di 'In utero', scritta da Max Prestia su Rockstar di ottobre 1993. Voto: 9/10)
Un sincero saluto a tutti!! (quelli che hanno letto finora!) SANDRO BONO