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Ghiannis Ritsos, Fedra
trad. S. Amata
A volte ho pensato
di indossare gli abiti di un tuo schiavo o di un tuo stalliere
per accompagnarti a caccia,
per conoscerti nel tuo ambiente, - come corri, come miri,
come uccidi,
per seguire gli armoniosi, autonomi tuoi movimenti, tesi
a un fine concreto, a un proposito, con quella precisione
e abilità
che è frutto dell'esercizio e dell'esperienza. Avrei voluto molto
conoscerti in uno slancio totale in un gesto
che travalica dalla disciplina all'estasi. Ti immagino
come un ballerino, quando salta e sta un momento
in sospensione,
ritardando la caduta, annullando
la legge di gravità. Come un ballerino, sì, quando solleva
in alto in alto su una mano un'aerea danzatrice; allora
restiamo col fiato sospeso che non dia le ali alla danzatrice
e lei si libri
vicino ad una nuvola bianchissima, senza ritorno, o la precipiti
in un abisso invisibile che certo si trova sempre
davanti ai nostri piedi, - e per questo, credo - gli innamorati, le sere,
camminano così lentamente, con tanta circospezione, tenendosi
per la vita, vicino al mare o sotto gli alberi.
Non te lo voglio nascondere:
molte volte ho sognato di nascondermi in un cespuglio,
nella macchia.
Di agitare i rami come un selvatico, per ricevere
la tua freccia, per essere la tua preda rara,
quando mi solleveresti con le tue mani
per mettermi sul carro, avrei sugli occhi,
me lo ripeto, due foglie verdi perché potessi chinarti
più vicino al mio viso.