François Villon, Ballata della Grossa Margot
Se amo e servo la mia bella di buon grado,
dovete voi tenermi a vile e a sciocco?
Ella ha in sé beni quanti ognun ne brama.
Per amor suo io cingo e scudo e stocco;
quando vien gente, corro e agguanto un gotto,
al vino me la svigno in piede in piede,
d'acqua, cacio, pan, frutta, fo bottega;
s'hanno moneta, "Ben stat," gli dico,
"tornate pur, quando sarete in frega,
qui nel casino ove facciam la vita."
Ma poi le cose si mettono storte
se Margot senza soldi viene a letto;
non la posso veder, la odio a morte.
E prendo sopravveste, cinturetta,
veste; giuro che ciò terrà per scotto.
Con le mani sui fianchi, "ah, è l'anticristo!",
grida, e assicura nel nome di Cristo
che non lo farà; allora agguanto un tizzo,
sotto il naso la sgorbio d'una scritta,
qui nel casino ove facciam la vita.
Fatta la pace, lei molla una puzza
spessa più d'un infetto bacherozzo.
Ride, e mi piazza un pugno sulla zucca.
"Cocco," mi fa, e giù un colpo sul cosciotto.
Ebbri ambedue, dormiamo come un ciocco.
E al risveglio, se il ventre entro le rugge,
mi monta lei, per non sciuparmi il frutto;
sotto le gemo, più che asse appiattito;
del gran chiavare tutto mi distrugge,
qui nel casino ove facciam la vita.
Vento, grandine, gelo, ho il pan sicuro.
Porco sono, e la troia è la mia ventura.
Chi val di più? Segue l'altro, ciascuno.
Par con pari; a gattaccio can mastino.
Sozzura amiam, ci vien dietro sozzura;
onor fuggiamo, esso di noi ha paura,
qui nel casino ove facciamo la vita.