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ebbene sì: Jacopo aveva ragione, G.B.Beccaria esiste! Sull'annosa questione dell'invenzione del parafulmine, per ora manteniamo il segreto istruttorio...

Fonte:
www.rotarytorino45.it/club/45%20parallelo%20nord.htm

"La grigia guglia di granito sormontata da un globo di bronzo con i meridiani, tra il verde di piazza Statuto, ricorda ai Torinesi un pezzo di storia cittadina sul finire del settecento quando, in una città di 72.500 abitanti, rischiarata da poche rudimentali lanterne ai crocevia, l'elettricità era ancora una forza misteriosa con la quale solo "i maghi" potevano prendere confidenza. E mago era considerato dal popolino Giovan Battista Beccaria, un frate di Mondovì che abitava all'inizio di via Po (una stanza che fu poi incorporata nell'Hotel Londra sopra il Caffé Dilei) e che aveva impiantato in una torretta un piccolo osservatorio di meteorologia sormontato da una spranga di ferro: il primo parafulmine italiano. L'Osservatorio, ingrandito e arricchito di strumenti, fu spostato dal Plana sul tetto dell'Accademia delle Scienze. Vittorio Amedeo III lo fece poi collocare su una torre di Palazzo Madama da dove ogni giorno scendeva una palla di ferro a segnare il mezzogiorno astronomico: una specie di "segnale orario" che i Torinesi amavano attendere a naso in su per regolare i loro remontoirs.

Nel 1748 il re Carlo Emanuele III aveva chiamato Beccaria da Palermo per affidargli la cattedra di Fisica all'Università di Torino dove ebbe come allievi Lagrange, Cigna, Saluzzo - i fondatori dell'Accademia delle Scienze -, Carlo Allioni (uno dei più illustri botanici del secolo), Galvani (destinato a diventare celebre per le sue esperienze sulle rane), Volta (che da Como gli mandò in esame i suoi primi lavori) e anche Vittorio Alfieri (che però, come confessò nella "Vita", di quelle dotte lezioni in latino non capiva un'acca).

Presto le sue opere - Dell'elettricismo naturale e artifiziale (1771), Elettricismo artifiziale, Formazione dei fulmini - gli procurarono fama mondiale e l'amicizia di Benjamin Franklin.

Nel 1759 il gesuita padre Ruggero Boscovich, un diplomatico dalmata di passaggio a Torino, informò il re Carlo Emanuele III che molti sovrani avevano fatto eseguire misurazioni dei meridiani nei loro Stati. Carlo Emanuele, che voleva fare del suo Piemonte un centro di cultura, e teneva in gran conto le Scienze, affidò al Beccaria - che era anche precettore dei suoi figli - l'incarico di misurarne uno in Piemonte: il Gradus Taurinensis.

Per le sue triangolazioni Beccarla scelse il meridiano che attraversa il Piemonte da Andrate a Mondovi, e misurò tra l'altro con tutta la possibile precisione la lunghezza dello stradone da Torino a Rivoli (che era stato sistemato nel 1711 assieme a quello di Venaria) e ne fissò gli estremi con due pietre di marmo infisse nel suolo nelle vicinanze delle due città. Ne indicò inoltre la posizione tra gli alberi ai lati dello stradone. Le due pietre di segnalazione con l'andar dei tempo furono sepolte da successivi strati di terra e anche gli alberi furono tagliati. Così se ne perse ogni traccia. Mentre stava lavorando a un'opera sulle meteore, Beccaria, che era sempre stato tormentato da acciacchi di ogni genere, si ammalò gravemente e, dopo una lunga e dolorosa malattia durante la quale ebbe continue testimonianze della pubblica stima da parte dei più illustri concittadini, mori il 27 maggio 1781.

Solo vent'anni dopo la sua scomparsa, nel 1808 durante la dominazione francese, il generale Sanson, direttore dei depositi di guerra incaricò l'ingegner Lasseret di ricercarle.

Con l'aiuto degli appunti del Beccaria, del prefetto del Dipartimento Stefano Vincent, del sindaco di Torino Giovanni Negro e di quello di Rivoli, Revelli, le pietre furono ritrovate e si poté accertare che non erano state smosse. Si pensò perciò di innalzarci sopra, a spese dei due Comuni, due obelischi uguali che avrebbero segnato per sempre la Base Beccaria.

L'8 ottobre 1808 fu inaugurato l'obelisco di Rivoli e della cerimonia fu depositato il verbale negli archivi della Città.

Quello di Torino - la Guglia Beccaria - fu inaugurato il 7 dicembre dello stesso anno e anche questo verbale fu depositato nell'archivio municipale in cui pare però che sia diventato irreperibile già nel secolo scorso. L'atto - di cui conserva memoria un giornale dell'epoca - contiene i particolari della cerimonia, la descrizione della base, delle pietre e del monumento e i nomi delle persone che hanno contribuito al lavoro.Le iscrizioni sulle facce (in latino) furono dettate dal Vernazza-Frenci, vicebibliotecario