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"è uno scempio!... datemi una sigaretta!"
"è un'indecenza! Voglio un panino!!!!!"

Resoconto personale dell'occupazione del liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo, scritta all'epoca dei fatti (novembre-dicembre 2001).

[Scene da un'occupazione]
Occupazione o okkupazione? Già il nome è tutto un programma: da come lo scrivi si vede da che parte stai, se stai dentro la centrale okkupata o dentro la succursale a fare lezione. Forse nel raccontarvela non sarò del tutto obiettiva, ma in fondo chi se ne frega. Chi ha un'altra opinione non ha che da dirlo, anzi da scriverlo, e gliela pubblicherò.

PREAMBOLO

Tutto è iniziato sabato 17 Novembre 2001 con una banale Assemblea d'Istituto (dico banale perché ormai l'assenteismo è l'atteggiamento più diffuso, e io stessa non resto per più di un paio d'ore), in cui ci si lamentava di problemi come la posticipazione delle elezioni dei rappresentanti d'Istituto, o il rifiuto da parte del Preside di concedere dei locali della scuola, o il fatto che le sedi, soprattutto la succursale, ci cadono addosso.

Lunedì, è stata indetta un'assemblea straordinaria. I "dirigenti" (non sono rappresentanti, ci sarebbe un collettivo, ma non tutti i "leader" ne fanno parte) chiedevano di parlare con il Preside, che voleva parlare solo con 96 persone alla volta. Risultato: siamo saliti in aula magna, tutti quelli che stavano partecipando all'assemblea, e il Preside ha spiegato che le elezioni si sarebbero potute anticipare solo di una settimana (rischiando di essere invalidate), quindi il 10 dicembre invece del 17. Quando l'assemblea iniziava a "dissolversi", è stata rimandata all'indomani.

OCCUPAZIONE 2001/2002

Martedì,la situazione è ancora più confusa: in due giorni, dopo una votazione sulla cui regolarità si è discusso molto, la scuola è occupata, "perchè ci sentiamo presi in giro" (testuali parole) e per i classici atavici "problemi di struttura" (la nostra non è solo una scuola, è un pezzo da museo; e la cosa preoccupante è che non è neanche quella messa peggio), proprio quando dovevano svolgersi le elezioni dei rappresentanti di classe. Bella mossa, se mi è concesso il commento sarcastico. Così facciamo anche bella figura sui giornali, dove si legge ("La Repubblica" PALERMO di giovedì 22 Novembre 2001):

Il Vittorio Emanuele II viene occupato per ragioni che il preside Luigi Affronti giudica "prive di costrutto o comunque poco chiare: prima gli studenti si sono lamentati per problemi legati a carenze strutturali, quindi hanno protestato perché, su indicazione della Regione, abbiamo fissato al 17 dicembre le elezioni per i rappresentanti d'istituto. Infine hanno occupato la scuola proprio quando dovevano svolgersi le elezioni dei portavoce dei genitori e degli studenti nei Consigli di classe".

L'ockupazione (fa un po' schifo scritto così, no?) 2001/2002 si propone come un'occupazione che divide, da una parte gli okkupanti, dall'altra i contro-occupanti, e tra gli okkupanti quelli che ci credono veramente e quelli che se ne approfittano, con al centro persone di dubbia coerenza che votano occupazione e poi entrano a fare lezione. È un'okkupazione trasversale e bipartisan (e questo è il suo lato più comico, no?), che vede unita nei due "schieramenti" gente dalle opinioni politiche diverse, per non dire completamente opposte. Un'occupazione che, tra il serio e il faceto, mi è stata presentata come "la lotta degli studenti proletari contro i professori borghesi", ma che a me sembra l'esatto contrario, come dimostra "l'increscioso affare" che mi accingo a riportare. La mobilitazione dei non-occupanti è intanto attivissima: i baldi salvatori hanno preparato gli striscioni e si stanno muovendo anche per vie diplomatiche.

Ma la cosa più divertente è il mistero della disoccupazione della succursale, fattaccio increscioso ("è uno scempio!" direbbe qualcuno...) avvenuto la mattina di venerdì 23 Novembre. Mentre la delegazione dei non-occupanti era in trattativa con chi protestava, il prof. Picone sarebbe entrato in succursale, disoccupandola automaticamente (insomma, è uscito dal nascondiglio ed è andato a fare "casa!", liberi tutti, proprio quando chi "stava sotto" non c'era) e, a quanto pare, mandando all'aria le trattative. Sui mezzi della "liberazione", però, le opinioni sono diverse, queste le più divertenti:
Al Vittorio Emanuele II l'occupazione si spegne lentamente. Un gruppo composto da studenti e professori ieri ha bussato alla porta della succursale, il giovane ossuto che era di guardia ha aperto e la sede è stata "liberata". Trambusto per le scale: c'è chi dice di avere ricevuto minacce dai docenti, c'è chi parla di aggressioni e di tradimento dato che sarebbe dovuta entrare a scuola solo una delegazione dei ragazzi intenzionati a riprendere le lezioni per discutere sul da farsi. "Niente di tutto ciò è successo" spiega Roberto Picone, professore di greco del liceo classico in agitazione "Siamo saliti al primo piano e abbiamo spostato i banchi che impedivano l'ingresso in corridoio. Qualcuno ha avuto paura ed è corso fuori dalla scuola". E adesso? Fino a lunedì l'occupazione interesserà solo la centrale, quindi gli studenti voteranno per altre forme di protesta. Intanto in succursale si fa pulizia. In centrale gli studenti hanno incontrato il preside, Luigi Affronti, alcuni professori e due uomini della Digos; quindi hanno convocato un'assemblea a cielo aperto. La protesta non cessa, solo modifica l'obiettivo. Ieri i ragazzi (esclusi quelli che fanno capo ad Azione Giovani) hanno deciso di manifestare soprattutto contro la riforma Moratti, la nuova finanziaria e i buoni scuola.

Al di là di questa versione romanzata (che ci fa già immaginare il "giovane ossuto" tener testa a Picone con la spada sguainata), le ragioni dell'occupazione sono finalmente chiarite e sono finalmente, secondo me, quelle "giuste", ma presentate in modo da non scontentare nessuno. I problemi sono suddivisi in INTERNI ed ESTERNI:
Sabato ormai i patti sembrano chiari: l'occupazione sembra ormai un rischio scongiurato, ma si dice che lunedì si terranno comunque nuove elezioni, con le seguenti opzioni: L' "okkupazione" stravince a sorpresa, anche se non ha più il consenso "pratico" di una volta. La situazione sembra la seguente: i non-occupanti ormai sono rassegnati e distrutti, gli okkupanti sono ancora increduli. E ancora più sorpresi lo diventano il giorno dopo: martedì 27 Novembre diverse persone, tra cui l'immancabile sezione B e alcuni strani individui che hanno confessato di avere votato per l'occupazione, entrano comunque in succursale a fare lezione. Ma per poco... infatti quella mattina si tiene l'ultima, estenuante assemblea, nel corso della quale la sottoscritta ha assistito a una scena quasi surreale e oserei dire "morettiana": il preside si rivela un ex-sessantottino e spiega agli okkupanti le modalità di un'okkupazione con tutti i crismi ("Ma ve lo devo spiegare io come si occupa una scuola?.."). Gli okkupanti vengono posti davanti a un ultimatum: o occupano anche la succursale, o la lasciano ai "disoccupanti" per fare lezione (ma stavolta A TUTTI i disoccupanti!). Non se la fanno ripetere due volte: alle 13.30 viene ri-occupata anche la succursale.

Una delle mie collaboratrici mi suggerisce ora di narrare alcune scene di vita quotidiana degli okkupanti, ma penso che le foto e i documenti scannerizzati [Scene da un'occupazione] ora parlino da soli.

Qua è finito per ora il mio resoconto, si ringraziano per la loro memoria, supporto indispensabile per la mia amnesia, e per la loro preziosa testimonianza, necessaria giacché non possiedo ancora il dono dell'ubiquità, Monica e Chiara.

Rinnovo il mio invito a chi non la pensasse come me, a chi ritenesse che io abbia tralasciato particolari di importanza rilevante, di scrivermi.