ROMA - L'Italia "Paese di fichi d'india? Non amo questo tipo di battute da qualunque parte esse vengano". Al presidente di Confindustria Antonio D'Amato non è piaciuta affatto la risposta data da Giovanni Agnelli a Repubblica all'indomani delle dimissioni del ministro degli Esteri Ruggiero. Nell'intervista si chiedeva all'Avvocato se, dopo aver difeso Berlusconi dalle accuse dei giornali esteri che definivano il nostro Paese una "Repubblica delle banane", non sentisse, in occasione delle dimissione del capo della Farnesina, "un po' di profumo di banane". Agnelli rispose, appunto, che nel Paese c'erano "purtroppo solo fichi d'india". "Io ho talmente rispetto del nostro Paese - ha risposto critico e duro D'Amato - che non amo questo tipo di battute da qualunque parte esse vangano. Se vogliamo ridare prestigio al nostro Paese dovremmo parlarne con più rispetto".
D'Amato, che ha parlato in conferenza stampa al termine dei lavori della Giunta di Confindustria, ha invitato a smetterla con quelle che ha definito "polemiche sterili che ci portano fuori strada", aggiungendo che non è dalla presenza o meno di una personalità, pur di grande prestigio, che si misura l'autorevolezza di un Paese.
"Renato Ruggiero è una persona di cui ho grandissima stima e di cui sono personale amico, oltre che compaesano. E' una persona di grande livello e competenza che ha fatto bene, molto bene per il nostro Paese. D'altro canto - ha aggiunto il leader degli industriali italiani - io credo che non dipende certamente da un ministro il livello di prestigio e di autorevolezza del nostro Paese e del nostro governo. Perché questo dipende dal consenso che ha nel suo elettorato e con che coerenza mantiene le promesse sulle quale è stato eletto. Questo è il livello su cui si misura l'autorevolezza e di credibilità di un governo".
E quella in atto sull'Europa, ha continuato il leader di Confindustria, è una "polemica che non ha né logica, né fondatezza, ci fa perdere prestigio e impoverisce i contenuti di un dibattito più approfondito e importante". La discussione e le polemiche sull'europeismo, insomma, "ci fanno fare un passo indietro. Noi industriali - ha continuato D'Amato - siamo invece profondamente convinti dell'assoluta, inequivocabile e autentica natura europea del nostro Paese".
Per D'Amato, infine, è "assolutamente da condividere" la riforma del ministero degli Esteri presentata ieri dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Era da tempo - ha concluso - che Confidustria chiedeva alle ambasciate un maggiore ruolo guida per le imprese. Le nuove prospettive che si aprono adesso per il ministero degli Affari esteri dunque, sono non solo assolutamente condivisibili ma anche utili".
(La Repubblica - 10 gennaio 2002)