"È una brutta giornata per l'Italia, e anche per me". Gianni Agnelli ha appena saputo la notizia delle dimissioni di Renato Ruggiero, l'ambasciatore che lui stesso aveva sostenuto fin dal primo giorno nel ruolo di ministro degli Esteri del governo Berlusconi. Per Agnelli, la fine dell'avventura politica di Ruggiero è una disillusione, la perdita di una garanzia europea per il nostro governo e per il Paese, la rinuncia a un quadro dirigente di grande esperienza internazionale.
Avvocato, che cosa significano per lei le dimissioni di Renato Ruggiero?
"Un gran peccato per l'Italia, e una brutta perdita per il governo. Temo che non se ne rendano ancora conto, almeno non del tutto. Mi auguro che non sia così, nell'interesse del Paese, ma credo proprio che realizzeranno soltanto dopo che cosa significa l'uscita di un uomo come Ruggiero dagli Esteri. A quel punto gli far´ male".
Lei quando ha saputo delle dimissioni?
"L'ho saputo dal comunicato. Ho visto che si sono lasciati consensualmente. Almeno questo. Ecco, diciamo che in questa giornata triste, hanno almeno scelto il modo migliore per rompere".
Lei ha consigliato a Ruggiero di andarsene o di restare?
"Al punto in cui erano le cose, non mi sono permesso nessun consiglio. Naturalmente speravo in un rattoppo, una ricucitura che sarebbe stata comunque raffazzonata: perché è chiaro che ormai era tutto rotto".
Non rischia adesso di rompersi anche il nostro rapporto con l'Europa?
"Questo non credo, e spero vivamente di no. Siamo talmente integrati in tutto il resto, che come possiamo pensare di separarci? Sarebbe ridicolo e tragico insieme, dunque impossibile".
Ma lei come ha vissuto le polemiche sull'Europa all'interno del governo Berlusconi?
"Come una sciocchezza che può soltanto danneggiarci. Io, dico la verit´, non capisco quelli che ripetono che dobbiamo essere più vicini all'America che all'Europa, che dobbiamo fare un asse Bush e Blair più che con Bruxelles. Ma cosa significa? Bisogna essere più vicini a tutti e due insieme, all'America e l'Europa, perché questo è il nostro destino, la nostra scelta e anche la nostra convenienza".
Ruggiero in questo era per lei una garanzia?
"Assolutamente. Ruggiero era un uomo che ha cantato per l'Europa fin dalla prima ora, non da ieri. Ma era anche un uomo che parlava con il Segretario di Stato americano più facilmente e più frequentemente di tutti gli altri ministri messi insieme. Ecco perché dico che la sua uscita di scena far´ del male al governo, ben al di l´ di quanto il governo stesso oggi pensi. È l'immagine internazionale dell'Italia che verr´ a soffrire, perché oggi è più debole. Parliamoci chiaro: Ruggiero rendeva palatable tutti gli altri, in termini europei".
Lei sembra deluso e amareggiato, oggi, dopo aver favorito mesi fa l'intesa tra Berlusconi e Ruggiero. È così?
"Sono molto dispiaciuto, questo è certo. Abbiamo perso tutti un'ottima occasione sul piano internazionale, con l'uomo giusto al posto giusto. E sa, non è che di buone occasioni ce ne siano poi molte...".
La preoccupano le tentazioni antieuropee che affiorano nel governo Berlusconi?
"Vede, se di fronte all'Europa di oggi uno misura le cose soltanto con il metro del proprio interesse immediato, e teme di perdere sovranit´, allora è chiaro che è scontento, e si lamenta. Se invece capisce che perde qualcosa che aveva perché entra in una casa più grande, di cui avr´ le chiavi e la potest´, insieme con altri, allora la prospettiva cambia e il gioco vale la candela, in ogni caso. D'altra parte la stessa cosa avviene nel mondo degli affari, per le aziende. Perché non deve valere per l'Italia?"
Giro a lei la stessa domanda, Avvocato: perché non vale per l'Italia?
"Ricordo a me stesso e a tutti che cosa diceva Ugo La Malfa: guai ad affogare nel Mediterraneo, bisogna scavalcare le Alpi. Vale anche oggi, vale sempre".
Non c'è il rischio che il ruolo dell'Italia in Europa perda peso e considerazione?
"Io penso, come il presidente Ciampi, che dall'Europa non si torni indietro. Sa come si dice: quando le uova sono strapazzate, non si ricompongono. Ma con Ruggiero, certo, ci sentivamo tutti più sicuri".
E oggi?
"Abbiamo gettato al vento un'opportunit´. Ecco perché il Capo dello Stato, che è l'europeista più convinto e più autorevole del nostro Paese, ha cercato fino all'ultimo di sostenere Ruggiero, lo ha pregato di resistere, e lo ha aiutato. Sapeva, come so anch'io, che con la sua uscita saremo più poveri, in termini europei e atlantici. L'unica unit´ di misura che per noi oggi dovrebbe contare davvero, come mi pare abbiano capito gli italiani. Guardi l'euforia per l'euro. È un grande successo del nostro continente, che gli altri continenti del mondo non si aspettavano".
Avvocato ancora una cosa: davanti alle dure critiche della stampa straniera a Berlusconi, mesi fa, lei aveva detto che non siamo una repubblica bananiera. Ma oggi, non sente in giro un po' di profumo di banane?
"Sa qual è la verità? Nel nostro Paese, purtroppo, non ci sono nemmeno banane. Ci sono soltanto fichi d'India".
(e.m.)
(6 gennaio 2002)