L'opera:
Il testo della discordia è "Le Rane" di Aristofane. Potete leggerlo nella traduzione italiana di Ettore Romagnoli su
Biblio-net.
Lo spettacolo:
Per la stagione 2002 del Teatro Greco di Siracusa, oltre al "Prometeo incatenato" di Eschilo e alle "Baccanti" di Euripide, tra gli spettacoli in cartellone c'è "Le Rane" di Aristofane. L'allestimento di Ronconi prevedeva come scenografia delle gigantesche caricature di Berlusconi, Bossi, Fini e La Russa, che sono state eliminate lasciando quattro grandi cornici vuote, dopo uno scontro che ha visto come protagoniste le migliori menti delle file del cav. Silvio Banana, senza dubbio esperti grecisti. Uomini di notevole cultura, che in questa occazione ci hanno regalato una serie di spassose affermazioni:
- "tutta la vicenda fa pensare che Ronconi sia un cinico raffinato che ha preparato ad arte la sua nuova tragedia" (da una dichiarazione firmata da Pippo Fallica, Mario Ferrara, Carlo Vizzini e Angelo Alfano).
La commedia, quindi, oltre a subire una metamorfosi, viene anche ingiovanita di una quindicina di secoli. Del resto che "Le Rane" sia una tragedia ce lo insegna anche La Russa: "L'episodio che mi riguarda non mi dispiace affatto. Quando i nipotini mi chiederanno cosa ho fatto nella vita, risponderò l'avvocato, il politico e, alzando la voce, protagonista di una tragedia greca"
- "Aristofane non faceva i nomi degli uomini che attaccava" (Micciché)
- "Aristofane, carte alla mano, era un conservatore, a volte reazionario. Il suo bersaglio preferito era la sinistra, oggi voterebbe Forza Italia" (Pietro Carriglio, direttore artistico del Biondo): a questa affermazione l'indiscutibilmente conservatore Aristofane, che tanto tuonava contro i traffichini del suo tempo, per quanto potesse essere di destra, credo che non abbia ancora finito di rivoltarsi nella tomba.
Gli articoli:
Le citazioni:
"Taccia, e resti lontano dal Coro [...] chi in civil gara seda, ai suoi concittadini cuor mostrando benigno, ma l'aizza e fomenta, pur d'empire il suo scrigno; chi reggendo il timone dello Sato in burrasca navi al nemico e forti consegna, e ingoffi intasca; [...]. Diamo disdetta, la diamo una seconda volta, a tutti costoro, e una terza, che lunge stian dal mistico Coro."
"Spesso mi è parso che la nostra città verso i buoni e onesti cittadini si comporti allo stesso modo che verso la moneta antica e i nuovi pezzi d'oro. [...] Quelli ch'hanno comprendonio, nati bene, equi, modelli d'onestà, cresciuti in mezzo a palestre, a danze e musiche, non riscuoton che disprezzo: servi, poi, facce di bronzo, vagabondi, paltonieri, e figliuol' di paltonieri, tutta roba intrusa ieri, li ficchiamo dappertutto! Quei che avrebbe disdegnati un dì Atene come vittime a espiare i suoi peccati! Tempo è dunque che si cambi tal sistema, o gente stolta, e s'adoprin galantuomini, come l'uso era una volta."