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Dopo l'attacco del viceministro parla il regista Luca Ronconi "Ci sono parole e soprattutto toni che suonano come minacce"

"È una censura preventiva, dovrei lasciare l'Italia"

dal nostro inviato FRANCO QUADRI

SIRACUSA - Maestro Ronconi, qual è stato il suo primo pensiero dopo l'incontro con l'onorevole Miccichè?
"Che si tratta di una persona molto aggressiva. Ci sono delle frasi che per alcuni non sono insulti e per altri sì, e delle parole, ma soprattutto dei toni che suonano come minacce".

Com'è arrivato alla decisione di ritirare i ritratti incriminati?
"La situazione del Piccolo Teatro e dell'Inda non ha permesso di ignorare l'intimidazione subita, anche se i tecnici e parecchi attori non volevano rinunciare alla nostra libertà e hanno mostrato grande risentimento per questa manifestazione di intolleranza. In un primo tempo avevo deciso di ricoprire i ritratti di nero e di esporli così, magari con sopra dei fasci, ma purtroppo non c'era abbastanza tempo per la prima di oggi. Non è detto che non lo faccia per la seconda".

Questa rinuncia non rappresentazione un'accettazione della censura?
"Ne sottolinea soltanto il carattere ridicolo. Mi sembra evidente che la rappresentazione non sia provocatoria: le immagini avrebbero creato un rapporto con la cronaca nel tempo in cui si vive, necessario ai testi di Aristofane, come si vede dalla traduzione e dai costumi. Non ho però seguito la recita, né mi sono presentato al pubblico alla fine, perché quello andato in scena non era lo spettacolo come io lo avevo concepito".

Il ministro Prestigiacomo ha diffuso una dichiarazione in cui si dice che "è vergognoso che si voglia contrabbandare per censura il dissenso apertamente espresso su una scelta artistica".
"Ma si esprime un giudizio come questo su uno spettacolo non ancora andato in scena non si tratta di una censura preventiva?".

E' vero che lei se ne andrà da questo paese?
"L'ho dichiarato per rabbia, ma non so se ce la farò, anche se sarebbe il caso. Del resto me l'ha consigliato il sottosegretario. E a giugno me ne andrò in Giappone ma per fare la Traviata".

(La Repubblica - 20 maggio 2002)